Ve lo ricordate il programma “Solletico”?


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Intervista a Mauro Serio pubblicata su Libero. Leggendola potrete constatare più da vicino il livello di degrado raggiunto dal mondo dello spettacolo nell’ultimo decennio.

Mauro Serio ha cresciuto un’intera generazione di ragazzi. I ventenni di oggi. Era il conduttore di “Solletico”, programma cult su Rai 1 in onda ogni pomeriggio dal ’94 al 2000. Giochi, telefilm, rubriche educative. Poi ha gestito le ultime due edizioni di “Giochi senza frontiere”, era sul punto di fare il grande salto al preserale. Ma è improvvisamente – e misteriosamente – sparito dal video (a parte qualche ospitata). Ora ha 51 anni, fa teatro e recita nelle fiction (“I Cesaroni 2”, “La ladra”, “Nero Wolf”).

Mauro, quella ragazza la sta fissando. Avrà vent’anni e l’ha riconosciuta.

«Capita spesso. Per la generazione dei ventenni sono ancora un mito. Sono cresciuti con me guardando “Solletico”».

La fermano in tanti?

«Sì, ma ormai, vista l’età, mi faccio chiamare zio. Sono legatissimi a quel programma. È stata l’ultima tv dei ragazzi fatta in un certo modo, con dei contenuti divertenti, ma anche educativi».

La domanda più frequente che le fanno?

«“Perché non conduci più?”».

Che risponde?

«Non dipende da me.

All’improvviso non mi hanno più fatto lavorare con una trasmissione mia».

Perché?

«Non ho mai avuto raccomandazioni né spinte perché quando ho iniziato c’era sì la lottizzazione, ma lasciava uno spiraglio alla capacità. Chi ricopriva ruoli dirigenziali aveva conoscenza del mezzo, della storia della tv e della Rai».

Poi che è successo?

«Dal 2000 sono stati presi manager esterni, professionisti bravi a far quadrare i bilanci, ma senza cultura televisiva. In quel periodo ero tra i candidati per condurre un preserale. Ad un appuntamento con un nuovo direttore di rete mi sono presentato: “Piacere, Mauro Serio. Ho condotto Solletico per sei anni”. Risposta: “E cosa è? Di che stiamo parlando?”».

Torniamo al presente. La tv la guarda?

«Soprattutto Sky e alcuni programmi di intrattenimento della Rai. La televisione in chiaro la seguo per vedere fino a che punto arriva il declino senza la mia presenza. E capire, con tanti nuovi canali satellitari, dove potrebbero aprirsi spiragli di lavoro».

Cosa le piacerebbe fare?

«Ancora programmi per giovani».

I reality le piacciono?

«Mi incuriosivano i primi tempi. Non sono mai stato invitato, ma credo avrei rifiutato anche se spesso offrono una buona possibilità di rilancio. Non mi ci vedo, per esempio, su “L’isola dei famosi”. Noia, poco cibo, stress. Mi salterebbero i nervi, rischierei di reagire e tirare fuori il peggio di me».

Cosa fa ora Mauro Serio?

«Vivo a Roma con mia moglie Beatrice e i miei figli: Nina di 14 anni e Rocco di 15. Sono attore. Il 13 dicembre, al teatro dei Satiri di Roma, debutto con “Natale a Capracotta”. Ma tornare a recitare non è stato facile…».

Come mai?

«In Italia ti appiccicano le etichette. E quando ho smesso con la tv, per tutti, ero il conduttore di programmi per bambini. Mi guardavano con sospetto e diffidenza, anche se da ragazzo ho iniziato proprio a teatro e avevo già fatto esperienze in fiction».

Già, torniamo al piccolo Mauro.

«Nasco a Taranto il 19 novembre 1960, secondo di tre figli».

Che bambino è?

«Mancino e vengo rieducato all’uso della mano destra. Un trauma».

Urca.

«Ai tempi la sinistra è considerata la mano del Diavolo e sono scappellotti. In prima elementare questa forzatura mi procura qualche rallentamento nel leggere».

Nel ’66 la sua famiglia si trasferisce a Trieste.

«I nonni materni si sono spostati là e li raggiungiamo. La città è più a misura d’uomo, più vivibile. Ma…».

…ma?

«Sono un bambino timido e sensibile e vivo male l’inserimento. Sono anni faticosi, mi danno del terùn. E per reazione, a scuola, mi azzuffo. Non ho mai sopportato i prepotenti».

Scuole?

«Professionale per tecnico meccanico».

Quando il contatto con il mondo dello spettacolo?

«L’anno della maturità decido di iscrivermi a un corso di mimo e clown e per guadagnare qualche lira, di sera, faccio il tecnico luci e il macchinista al Teatro Rossetti. È la mia gavetta sul palcoscenico. Da dietro le quinte osservo i grandi maestri del teatro, quelli che ora non ci sono quasi più: adesso basta aver partecipato a un reality per lavorare…».

Piano piano diventa attore.

«Lo vivo in maniera romantica. Faccio la prima tournée estiva da professionista con “La locandiera” e nel 1980 mi trasferisco a Roma. Dove inizio a studiare danza classica. Al primo e unico provino come ballerino vengo preso per “Parsifal”, regia di Pierluigi Pizzi. Ci esibiamo a Venezia, in quella che era la “Fenice” prima che bruciasse».

Ormai è un attore vero. Si dà all’operetta, fa il cinema (“Teresa”, “Supplì”) e tanto teatro: “Sogno di una notte di mezza estate” per la regia di Bolognini, “American Buffalo”, La dodicesima notte” con Mario Scaccia, “Re Lear” con Albertazzi e una serie di spettacoli di Mamet con Barbareschi.

«Ecco, Albertazzi è uno di quei grandi maestri di cui parlavo prima. Ogni sera recitava in modo diverso, c’era sempre qualcosa da imparare e tutte le volte era da pelle d’oca».

Nel ’92 Serio approda alla tv.

«Vado a un provino, cercano uno dei personaggi per un programma per ragazzi su Telemontecarlo».

La prendono.

«La trasmissione si chiama “Amici Mostri” e interpreto il cattivo Inquinator».

Due anni dopo la chiama la Rai.

«Provino per condurre “Che fine ha fatto Carmen Sandiego?”, format della Disney riproposto in tutta Europa. Vengo scelto e il programma, in onda la domenica mattina su Rai 2, va benissimo: 52 puntate e ascolti alti. E inizio a mordere il freno».

In che senso?

«Spero accada qualcosa d’altro. A fine produzione, per ridere, dico: “Offro 20 mila lire a chi mi trova un nuovo programma!”. Finché Nicotra, il regista, un giorno mi chiama: “Ti vuole parlare il capo struttura Rai della tv dei ragazzi”. Penso a uno scherzo».

Non lo è.

«Mi offrono di condurre “Solletico” con Elisabetta Ferracini».

La figlia di Mara Venier.

«Timida, sensibile, frizzante. All’inizio facciamo fatica a ingranare, ma poi ci conosciamo e funziona tutto a meraviglia».

“Solletico” inizia il 21 marzo 1994. Programma quotidiano per bambini dai 6 ai 14 anni su Rai1.

«Due ore di diretta da Milano, con ospiti due classi delle scuole elementari. Faticoso, ma molto bello. E difficile. Ci sono pedagoghi, psicologi, esperti d’infanzia che controllano tutto ciò che si dice e si fa. C’è da stare attenti a non creare situazioni imbarazzanti, al linguaggio e ai doppi sensi».

Già, fare tv con i bambini non è facile. Qualche gaffe?

«Ai tempi di “Che fine ha fatto Carmen Sandiego?”, in una pausa, mi scappa una cazzarola. A fine trasmissione mi telefona la responsabile, è preoccupata che lo dica anche in presenza dei ragazzi durante la registrazione».

Mauro in poco tempo diventa un mito per i piccini. Quale il segreto?

«La sensibilità. E poi ho sempre seguito una sola grande regola: trattare i bambini come piccole persone adulte, non come dei semi-deficienti cui fare sempre vocine strane o gesti stupidi».

Proprio in quegli anni lei diventa papà.

«E i miei figli, da piccoli, mi chiamano babbo grande quando sono a casa. E babbo piccolo in video”».

Restiamo a “Solletico”. Il programma crea tanti slogan, tra cui “Chi non solletica con noi, non si diverte!”.

«Il più bello però è quello a fine programma, quando dico: “Adesso che è finito Solletico, spegni la tv e accendi un libro, lui ti accenderà la fantasia”».

Un momento divertente?

«Gioco a squadre tra ramarri verdi capitanati da me e pantere rosa capitanate da Elisabetta. C’è da mangiare, in due, una lunga liquirizia il più in fretta possibile. Senza usare le mani. Io e Elisabetta facciamo la dimostrazione e all’ultimo morso lei, senza accorgersi, mi addenta il labbro superiore. Dolore pazzesco, sangue. In diretta, facendo finta di niente, chiamo la pubblicità. E finiamo su Blob».

Nel periodo di “Solletico” lei diventa ambasciatore Unicef, conduce per due anni “Lo Zecchino d’oro” e poi le ultime edizioni (’98 e ’99) di “Giochi senza frontiere”.

«La prima va molto bene, mentre nella seconda c’è aria di smobilitazione: alle trasmissioni concorrenti danno le tigri bianche, a noi il tiro alla fune…».

Dopo sei edizioni, nel 2000, “Solletico” viene chiuso.

«E con lui finisce la tv dei ragazzi, che lascia il posto a “La vita in diretta”. Mai, in quel periodo, avrei pensato che sarebbe stata la mia ultima conduzione».

Mauro, ultime domande veloci.Migliori presentatori di sempre?

«Walter Chiari, Enrico Simonetti, Johnny Dorelli, Lelio Luttazzi».

Lei sa cantare, ballare, recitare, condurre, fare il mimo e il clown. Dovesse scegliere solo un mestiere?

«L’attore, perché è tutto questo».

Mauro Serio quanto si sente bambino dentro?

«In quegli anni ho sempre detto di vivere felicemente la mia sindrome di Peter Pan. “Solletico” era un’isola felice, con i bambini avevo un rapporto speciale. Ma anche in “Giochi senza frontiere” – che era una sorta di “Solletico” per adulti – avevo un rapporto speciale con i concorrenti. E allora, quando penso a quanti programmi simili avrei potuto condurre in questi anni, mi viene un po’ d’amarezza».

Ha guadagnato molto con la tv?

«Abbastanza. Nell’ultima stagione 400 milioni lordi».

Rapporto con la religione?

«Sono cattolico, credente. Ho fatto le elementari dalle suore».

Ha paura della morte?

«Ora che sono padre e marito ci penso di più».

Rapporto con il sesso?

«Felice».

Da quanto tempo è sposato?

«Da 16 anni e sto con mia moglie da 19».

Qualcuno che vorrebbe riabbracciare?

«Mamma Maria che è mancata due anni fa. E papà Francesco, l’unico a non ostacolarmi quando ho deciso che da grande avrei voluto fare l’attore».

Ultima. Mauro, guardi là, un altro ventenne che l’ha riconosciuta. Dica qualcosa a questi ragazzi che la vedono ancora come un idolo.

«Spero che nella vostra vita e nella vostra crescita, oltre all’affetto per il programma, “Solletico” vi abbia lasciato qualcosa in più».

Fonte: http://otakunoempire.altervista.org/?p=1291

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