Perché i procrastinatori procrastinano


Why Procrastinators Procrastinate

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pro-cras-ti-na-tion |prəˌkrastəˈnāSHən, prō-|
sostantivo

l’azione di ritardare o rinviare qualcosa: il primo suggerimento per voi è quello di evitare la procrastinazione.

Chi avrebbe mai pensato che, dopo decenni di lotta con procrastinazione, proprio il dizionario, tra tutti i luoghi possibili, avesse la soluzione.

Evitare di procrastinare. Così  elegante nella sua semplicità.

Già che ci siamo, assicuriamoci che le persone obese evitino di mangiare in modo eccessivo, che le persone depresse evitino l’apatia, e che qualcuno dica alle balene spiaggiate che dovrebbero rimanere fuori dell’oceano.

No, “evitare di procrastinare” è solo un buon consiglio per falsi procrastinatori, quelle persone che dicono “Vado su Facebook un paio di volte al  giorno al lavoro, sono un tale procrastinatore!”. Le stesse persone che dirà a un vero procrastinatori qualcosa del tipo: “Smetti di procrastinare e andrà tutto bene”.

La cosa che né il dizionario né i falsi procrastinatori capiscono è che per un vero procrastinatore, la procrastinazione non è un optional: è qualcosa che non sanno come evitare.

All’università, l’improvvisa e incondizionata libertà personale è stata un disastro per me, non ho fatto nulla, mai, per nessuna ragione. L’unica eccezione erano gli scritti che dovevo consegnare ogni tanto. Li ho preparati le sere prima della consegna, fino a quando ho capito che sarebbe bastato lavorarci per tutta la notte, e sono andato avanti così fino a quando non ho capito che in effetti potevo riuscire anche solo iniziando la mattina presto del giorno stesso. Questo comportamento ha raggiunto livelli ridicoli quando non sono stato in grado di iniziare a scrivere la mia tesi di laurea da 90 pagine fino a meno di 72 ore prima della scadenza, un’esperienza che si è conclusa con me nell’ufficio del medico del campus realizzando che la mancanza di zucchero nel sangue è stato il motivo per cui le mie mani erano diventate  insensibile e si contraevano contro la mia volontà. (Sì, ho consegnato la tesi in tempo, no, non era affatto ben fatta).

Persino questo post ha richiesto molto più tempo di quello che avrebbe dovuto perché ho passato un sacco di ore a fare le cose come guardare questa immagine seduto alla mia postazione prendendola da un post precedente , ho aperto l’articolo, l’ho fissato a lungo  pensando a con quanta facilità l’animale avrebbe potuto battermi in una scazzottata, poi passando a chiedermi se potesse battere una tigre se combattessero, poi sono passato ad interrogarmi su chi avrebbe vinto tra un leone e una tigre e infine l’ho cercato su internet e mi son messo a leggere quello che trovavo a riguardo (avrebbe vinto la tigre).
Ho dei problemi.

Per capire perché i procrastinatori procrastinino così tanto, iniziamo capendo com’è il cervello di un non procrastinatore:

*Guidatore razionale
**Io faccio cose che hanno senso. Tengo conto della componente a lungo termine.
Non sono un bambino.


Piuttosto normale, no?
Ora diamo un’occhiata a cervello di un procrastinatore:

*Guidatore razionale
**Io ho lo stesso scopo del tizio del disegno qui sopra. Siamo la stessa cosa.
***Scimmia della gratificazione immediata

Notate qualcosa di diverso?

Sembra che il Guidatore razionale  nel cervello del procrastinatore è coesiste con un animale domestico, la Scimmia della gratificazione istantanea.

Fin qui tutto bene, potrebbe anche essere una bella cosa volendo, se non fosse che il Guidatore razionale non sa minimamente cosa voglia dire possedere una scimmia. Ma, purtroppo, non è stato parte della sua formazione e rimane completamente impotente di fronte a quanto la Scimmia renda impossibile per lui a fare il suo lavoro.

*Questo è il momento perfetto per portare a termine qualche compito.
**No!

*Mettiamoci a guardare un sacco di video su YouTube sulle creature dell’oceano profondo e poi lasciamo trasportare dalla spirale di video che passa da Richard Feynman che parla della Teoria delle Stringhe e va a finire con le interviste alla mamma di Justin Bieber!*Dopodiché riorganizziamo la nostra lista di cose da fare, controlliamo il prezzo delle calze su Amazon, e dividiamo l’album delle foto in cartelle più piccole e specifiche!*A quel punto saranno le 14:000 e alle 16:30 abbiamo un appuntamento perciò sarà troppo tardi per iniziare a combinare qualcosa.
**Ma…

Il punto è che la Scimmia della gratificazione istantanea è l’ultima creatura al mondo che dovrebbe essere responsabile delle decisioni, pensa solo al presente, ignorando le lezioni dal passato e trascurando il futuro completamente, si preoccupa esclusivamente di massimizzare la leggerezza e il piacere del momento attuale. Non capisce il Guidatore razionale  meglio di quanto il Guidatore razionale capisca lei, perché dovremmo continuare a correre, pensa la scimmia, quando ci potremmo fermare e sentirci meglio. Perché dovremmo esercitarci con  questo strumento quando non è affatto divertente? Perché mai dovremmo usare un computer per lavoro quando internet è lì in attesa di essere esplorato? Pensa che gli esseri umani sono dei pazzi.

Nel suo mondo la scimmia ha capito tutto, se si mangi quando hai fame, dormi quando sei stanco e non fai niente di difficile sei una scimmia piuttosto di successo. Il problema per il procrastinatore è che egli si trova a vivere nel mondo degli umani il che rende la Scimmia della gratificazione istantanea un navigatore particolarmente inadeguato. Nel frattempo, il Guidatore razionale, che è stato addestrato a prendere decisioni razionali e non ad aver a che fare con la concorrenza nel processo decisionale, non sa come combattere efficacemente e si sente sempre peggio di fallimento in fallimento e all’aumentare dei rimproveri che arrivano dalla testa del procrastinatore stesso.

È un disastro. E con la scimmia al comando, il procrastinatore si ritrova a spendere un sacco di tempo in un luogo chiamato la Sala giochi Oscura. Molti di voi staranno leggendo questo articolo proprio mentre i trovano in quel luogo.

La Sala giochi Oscura è un posto ogni procrastinatore conosce bene. E’ un luogo in cui si fanno attività da svolgere nel tempo libero al di fuori del proprio tempo libero. Il divertimento nelle Sala giochi Oscura non è vero divertimento perché è del tutto immeritata e l’aria è pervasa da sensi di colpa, ansia, odio di sé, e terrore. A volte il Guidatore razionale blocca tutto e si rifiuta di perdere tempo a fare le cose frivole, e dal momento che la Scimmia della gratificazione istantanea, poco ma sicuro, non ha intenzione di permettere che si possa lavorare, ci si trova in una sorta di bizzarro purgatorio fatto di strane attività e in cui perdono tutti.

*Benvenuti alla SALA GIOCHI OSCURA!
*GIRO DA BRIVIDO SULLE MONTAGNE RUSSE DEL CONTROLLARE A RIPETIZIONE LE EMAIL DAL TELEFONO
*FIONDA DEL PISOLINO DA DEPRESSO
*ZONA CIBO DEL LANCIARE UNA PALLA IN ARIA E CERCARE DI RIPRENDERLA
*FIUME DEL FANTASTICARE SU COME POTRA’ ESSERE LA COSA SU CUI STAI LAVORANDO UNA VOLTA FINITA
*OTTOVOLANTE DELL’APRIIRE IL FRIGO PER CONTROLLARE SE E’ COMPARSO QUALCOSA DI NUOVO RISPETTO A 10 MINUTI FA
*L’AVVENTURA NEL VULCANO DEL GUARDARE 1200 FOTO SU FACEBOOK DI PERSONE CHE FREQUENTAVANO LA TUA SCUOLA MA CHE NON ERANO TUOI AMICI

E il povero Guidatore razionale scoppia in lacrime, cercando di capire come ha potuto lasciare che l’umano di cui dovrebbe essere responsabile finisse di nuovo qui.

*Gioca gioca gioca gioca gioca gioca gioca gioca gioca gioca gioca gioca gioca gioca gioca gioca gioca gioca gioca

Data la situazione, come fa il procrastinatore minimamente riuscire a realizzare qualcosa?

A quanto pare c’è una sola cosa che spaventa pesantemente la Scimmia della gratificazione istantanea:

*Il Mostro del Panico

Il Mostro del Panico è in letargo la maggior parte del tempo, ma si sveglia repentinamente quando ci si avvicina troppo ad una scadenza oppure quando c’è pericolo di un possibile imbarazzo pubblico o di un disastro per la propria carriera o un di qualche altro effetto spaventoso.

La Scimmia della gratificazione istantanea, normalmente incrollabile, è terrorizzata del Mostro del Panico. Come altro si potrebbe spiegare che la stessa persona che non riusciva a scrivere una frase introduttiva del documento che stava preparando nell’arco di due settimane e improvvisamente ha la capacità di rimanere sveglia tutta la notte, combattendo la stanchezza, e scrivendo otto pagine? Perché altrimenti una persona straordinariamente pigra inizierebbe una rigorosa routine di allenamento se non a causa del Mostro del Panico che dà di matto per il rischio di diventare poco attraente in tempi brevi?

E questi sono procrastinatori più fortunati, ce ne sono alcuni che non reagiscono nemmeno al Mostro del Panico, e nei momenti più disperati finiscono per rintanarsi sull’albero con la Scimmia, entrando in uno stato di chiusura auto-annichilente.

Siamo una bella folla, eh.

Ovviamente questo non è un modo sostenibile di vivere. Anche per i procrastinatori che tutto sommato riesce a portare a termine quello che deve fare  e riesce a rimanere un membro rispettato della società, qualcosa deve cambiare.
Ecco i motivi principali per cui:

1) E’ qualcosa di spiacevole. Troppo troppo del prezioso tempo del procrastinatore è speso faticando nella Sala giochi Oscura, tutto tempo che avrebbe potuto essere speso godendosi in modo soddisfacente il tempo libero che si sarebbe potuto meritare se le cose fossero state fatte su un programma più logico. E il panico non è divertente per nessuno.

2) Il procrastinatore, in ultima analisi, non può realizzarsi. Finisce per non raggiungere gli obiettivi che si era prefissato e non riesce a raggiungere il suo potenziale; questo lo consuma col passare del tempo e lo riempie di rammarico e disgusto verso di sé.

3) Fa le cose che deve ma non le cose che vorrebbe fare. Anche se il procrastinatore è nel tipo di carriera in cui il Mostro del Panico è una presenza costante ed è in grado di essere produttivo sul posto di lavoro, tutte le altre cose che sono importanti per lui nella vita (mettersi in forma, cucinare piatti elaborati, imparare a suonare la chitarra , scrivere un libro, la lettura, o anche dare una svolta audace alla propria carriera) vengono tralasciate perché il Mostro del Panico non è solitamente coinvolto in questo tipo di attività. Imprese come quest’ultime espandono le proprie esperienze, rendono la nostra vita più ricca e portano un sacco di felicità eppure per la maggior parte dei procrastinatori finiscono per essere lasciate nella polvere.

Quindi, come può un procrastinatore migliorare e diventare più felice? Guarda la Parte 2, Come battere procrastinazione .

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My TED Talk on procrastination

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Traduzione non autorizzata e rielaborata di questo articolo:
http://waitbutwhy.com/2016/02/why-procrastinators-procrastinate-pdf.html

A Special Note from Emilie…



Asylum Emporium.jpg


Una Annotazione Importante da Emilie…
Oh, carissimi Plague Rats… mi sto per dilungare, perciò chiudete pure questa lettera se non siete preparati, non ne farò una questione personale.
Ma vi sarei grata se continuaste a leggere… forse possiamo aiutarci a vicenda.

Come sapete, me ne sono stata tranquilla per un po’, semplicemente raccogliendo quello è rimasto di me dopo gli efferati avvenimenti dell’8 novembre, e ogni orribile giorno che ne è seguito, e so che sarà semplicemente più difficile domani e domani e domani. La depressione è dolorosa.
Non riesco a fare musica. Non riesco a scrivere. E certamente non posso andare avanti tranquillamente con le vendite durante le vacanze, la promozione dei prodotti e quant’altro nonostante l’amore che nutro verso quello che faccio e quello che ho da vendere… ho visto altre aziende, che hanno tutta la mia stima pubblicizzare il Black Friday venerdì 9 novembre come se l’America non si fosse appena rovinata con le sue stesse mani; seppure io non giudichi minimamente queste aziende (io sarei la sola a subire le conseguenze se la mia compagnia dovesse fallire mentre queste hanno centinaia di dipendenti a loro carico) e io non ce l’ho fatta.
Invece ho postato la mia rabbia e la mia tristezza e i miei pensieri, ho condiviso articoli che pensavo fossero importanti; e solo quando qualcuno di molto vicino a me mi ha detto “Stai esagerando, stai semplicemente pubblicando cose che chiunque può trovare ovunque, non stai facendo niente” che mi sono scoraggiata al punto di smettere di fare anche quello.
Per questo motivo ho rilasciato il mio album F.L.A.G. gratuitamente come piccola offerta a coloro che potessero avere bisogno di qualche parola di incoraggiamento dopodiché non mi sono più fatta sentire.

Tutto quello che sto facendo da settimane è leggere, studiare e cercare di capire.
Tutti quelli che conosco mi dice che questa non è una buona idea, che non posso cambiare nulla perché non sono una miliardaria e quindi non ho nessun potere, che finirò per impazzire se mi dovessi immergere nella politica.
Potrebbero avere ragione. Ma non fare altrimenti.
Non ho mai visto un tale livello di odio e divisione nel mio paese.
Mi sono mai vergognata così tanto di così tante mie concittadine e concittadini.
E mai ho sentito così forte la sensazione che tutto quello che faccio è assolutamente inutile.

La notte prima delle elezioni, appena i voti hanno iniziato ad arrivare e l’idiozia che è il collegio elettorale ha iniziato proclamare stati a supporto di Trump, ho mandato un sms alla mia amata Veronica Varlow:

“Non posso rimanere qui se succede”

Veevers mi ha risposto così:

“Il mondo odia così tanto le donne da arrivare ad eleggere un mostro simile?”

E più tardi quella notte lo scoprimmo. Il mondo l’ha fatto succedere. L’America l’ha fatto succedere. L’8 novembre il sessismo e la misoginia hanno avuto la meglio. Il razzismo ha avuto la meglio. Il bigottismo ha avuto la meglio. L’ignoranza ha avuto la meglio. La paura irrazionale ha avuto la meglio. E a causa di tutto questo praticamente tutto ciò per cui voi ed io, Plague Rats, abbiamo sempre resistito e combattuto è sotto attacco; dai diritti delle donne ai diritti umani (che dovrebbe essere la stessa cosa, ma a quanto pare non lo è), alla scienza, alla verità, alla moralità di base e la gentilezza e si ve peggiorando. Vi ho spaventato? Bene. Dovreste esserlo. Non lasciate che questo diventi la normalità. Non lasciate che possiate abituarvi a tutto questo; non importa quanto allettante sarebbe mettere i paraocchi e mettersi a dormire. E non smettete di essere indignati.

Ma che ci si può fare? Come si può combattere?

Vi dirò quello che mi è venuto in mente finora: donerò una percentuale degli introiti provenienti da The Asylum Emporium ad una fondazione di beneficenza che sosterrà la lotta contro questa nuova ventata di incoraggiamento alla guerra alle donne, a cominciare con i nostri diritti in materia di riproduzione, che già ci sono stati sottratti.
Questo è solo l’inizio, ma è un punto di partenza, ed è qualcosa che implementerò nell’area shop nel giro di pochi giorni. One foot in front of the other… dobbiamo tenerlo a mente. Non possiamo cambiare ciò che è stato fatto ma possiamo ancora farci forza a vicenda e si aiutaci l’un l’altro. Non è finita. Non può esserlo. Per l’Asylum non è finita. Per NOI non è finita mai.

Sapete che c’è di buffo? Sto scalciando e urlando come se fossimo tutti sulla stessa barca (perché so che spiritualmente è così) ma la maggior parte dei miei Plague Rats non sono nemmeno americani. La maggior parte del mio pubblico attuale riesiede nel Regno Unito, in Germania e nel resto d’Europa e poi in Sud America seguito poi da chi abita nel mio paese.

La mia carriera è iniziata sul serio in Germania durante il secondo mandato della presidenza Bush. In Germania e in tutta l’Europa, dove si svolgeva la gran parte dei miei tour a quel tempo tutti voi, i Plague Rats, erano incredibilmente gentili e caldi e accoglienti ma al di fuori del mio pubblico non venivo trattata con particolare rispetto. Per quanto ingiusto potessi considerarlo (non sono stata io a sostenere una guerra ingiusta per l’amor del cielo, l’ho fatto? Ero una ragazza di 27 anni che cercava solamente di restar fuori dal manicomio, dannazione!) mi sono resa conto che quel sentimento anti-americano era piuttosto elevato in Europa. Poi è cambiato. Ero in un taxi in Germania sulla strada per l’aeroporto per tornare negli Stati Uniti quando per radio è arrivata la notizia esultante che Obama era stato eletto presidente. Immediatamente, la gente mi ha trattato in modo diverso. Il tassista era più amichevole. Le persone in aeroporto erano gentili nei miei confronti. Era stato molto difficile viaggiare per l’Europa come cittadina americana in quel periodo ed è stato un sollievo incredibile quando quel periodo è finito.

Adesso la prossima volta che viaggerò nei vostri paesi come verrò accolta? Questo non lo so.

Ma vorrei condividere alcuni pensieri che ho avuto su come ci trattiamo l’un l’altro, su come vedo noi e riguardanti il concetto di compassione. Originariamente ho postato il seguente pezzettino sull’onnipotente Facebook, il mese scorso, e mi è stato chiesto di riproporlo di nuovo qui per quelli di voi che potrebbero averlo perso. Se volete lasciare un commento sul post è possibile trovare il post originale QUI. Lo faccio…

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https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Femilieautumnofficial%2Fposts%2F10153967591058021&width=500

Mi ci è voluto un po’ per realizzare come mi stessero chiamando: “Madre dei Rats.” Fino ad ora penso di non essere mai stata così scioccata o così orgogliosa.

Plague Rats del Messico e delle altre parti del mondo: Non importa che sarà del mio paese, spero e prego che possiate sempre pensare a me come vostra amica amorevole che vi accoglierà sempre come voi avete sempre accolto me.

 Con amor,

 ~Your Madre de Ratas”

Traduzione non alla lettera della mail di Emilie Autumn help@asylumemporium.com del 13/12/2016 03.07 (UTC +1)

Lista Nera – Romina Falconi


C’è una serie di persone da evitare;
amanti, buchi neri, gente intestinale…
Crocerossina mia, adesso ascoltami:
tu non lo salverai. Dai scappa! Arrenditi!

Il “logorroico” vuole aggiungere un concetto,
io gli direi: “Sì, t’ho capito ma che hai detto?”

L’uomo “interruptus “, tira su col naso che è un folletto,
è tossico giorno  guasto a letto!

L'”anaffettivo” ti ricoprirà di ansie
e se gli dici “Ti amo” ti risponde “Grazie”!

Il “possessivo” è un succhia-cuore e non si arrende
non ti stupire se hai le spie nelle mutande!

Lui…
mi ha detto addio…
mi amava troppo…
com’è che non scoppio…

C’è il tipo “carpe diem“, sta fermo lì,
diventi vecchia se aspetti che lui si sblocchi!

Vattene via! E’ meglio così!
Vuoi restare amico, ma amico di chi?
No, no, no… Lista nera…
Finisce qui! E’ meglio così!
Non è colpa tua se sei nella mia lista nera!
Lista nera…

L'”artista incompreso” non può starti dietro
si vende anche la mamma pur di essere noto!
C’è il “maledetto“, poi, che beve come un lavandino
non tocca e ti mitizza e lui oltre il giardino!
L’uomo “Fantozzi” ha una moglie che non vuole,
dei figli che non vuole, ma senza te, lui, muore…
chissà perché non fa progetti ma ti dice “Ti amo”
sceglierà sempre “lei” e stare sul divano!
L’uomo “dissenteria” è quello che dà ai nervi
s’accorge che ti ha perso quando è ormai troppo tardi!
Poi c’è il bugiardo [No…], quant’è carino…
è capitato a tutte… l'”Aladino“!

Lui…
mi ha detto addio…
vuole il suo spazio…
gli metterei un razzo…

L’uomo “revivial, non so, ti pensa e poi
tornerà quando sarai guarita da lui!

Vattene via! E’ meglio così!
Vuoi restare amico, ma amico di chi?
Tu sei da… Lista nera…
Finisce qui! E’ meglio così!
Non è colpa tua se sei nella mia lista nera!
Lista nera…

Spotify: Romina Falconi – Lista Nera

Velleità – I Cani


I nati nell’ottantanove hanno reflex digitali
e mettono su flickr belle foto in bianco e nero.
I nati nel sessantanove fanno i camerieri al centro
e scrivono racconti, ne hanno pubblicati due.

Le velleità ti aiutano a dormire
quando i soldi sono troppi o troppo pochi
e non sei davvero ricco, né povero davvero,
nel posto letto che non paghi per intero.

I nati nel settantanove suonano in almeno due o tre gruppi
e fanno musica datata.
I nati nel cinquantanove tengono corsi di teatro
e quando va bene si rimorchiano le allieve.

Le velleità ti aiutano a scopare
quando i soldi sono troppi o troppo pochi
e non sei davvero ricco, né povero davvero,
nel posto letto che non paghi per intero.

I critici musicali ora hanno il blog.
Gli artisti in circolo al Circolo degli Artisti.
I falsi nerd con gli occhiali da nerd.
I radical chic senza radical.

I nichilisti col cocktail in mano che sognano di essere
famosi come Vasco Brondi,
che appoggiato sul muro parla
con la ragazza di qualcuno.

Anoressiche alla moda, anoressiche fuori moda,
bulimiche si occupano di moda.
Mentre aspiranti DJ aspirano coca
aspiranti attrici sospirano languide
con gli autori tv, gli stagisti alla Fox, i registi di clip.
I falliti, i delusi, i depressi, i frustrati.
Gli emo riciclati.

I gruppi hipster, indie, hardcore,
punk, electro-pop. I Cani.
I gruppi hipster, indie, hardcore,
punk, electro-pop. I Cani.
I gruppi hipster, indie, hardcore,

Le velleità ti aiutano a scopare
quando i soldi sono troppi o troppo pochi
e non sei davvero ricco, né povero davvero,
nel posto letto che non paghi per intero.

Le velleità ti aiutano a campare
quando mancano sei giorni all’analista
ed è tutto così facile, o così difficile,
nell’altro divanetto che non paghi per intero.

Non c’è niente di twee – I Cani


Non c’è niente di twee a Roma Nord
ma bestemmie scritte sui muri

Madri ansiose con figlie in prigione al computer
dentro camera loro

Non c’è stato mai niente di twee fra di noi
Io ero un po’ troppo comodo in quanto
astro nascente
astro nascente di quattro poveri stronzi!

Ma non c’è niente di twee [No]
Non c’è niente di twee [No]
Non c’è niente di twee [No]
Non c’è niente di twee, no
Non c’è niente…

Non c’è niente di twee in tutto il mondo
solo etero furbi col banjo
mal di testa e stanze di gente che esce
troppo poco di casa

Non c’è stato mai niente di twee fra di noi
io sapevo soltanto che eri
la reginetta di Tumblr
reginetta di quattro poveri stronzi!

Ma non c’è niente di twee [No]
Non c’è niente di twee [No]
Non c’è niente di twee [No]
Non c’è niente di twee, no
Non c’è niente…

E quanto disoneste possono essere le parole
per infestare il mondo di sentimenti
per dire il falso per non dire niente
per non dire…
quanto disoneste sono le fotografie
in cui siamo bellissimi e perdenti

Ma non c’è niente di twee [No]
Non c’è niente di twee [No]
Non c’è niente di twee [No]
Non c’è niente di twee, no
Non c’è niente

MAN OF STEEL – la recensione che non serve più


Come Non Detto

Si fa una fatica, qui a Lerici, a fare le cose con la rete…
Comunque ecco qui. Ormai l’avrete visto tutti e avete già discusso a lungo su chi e su come e perché.
Rilassatevi.
Contiene spoileroni e una traccia di inizio film che la Sarah se l’è perso, grazie agli orari fuffa del cinema di Sarzana.

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Questa era rimasta fuori:

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Timeline di Doctor Who 1963-2011


Doctor Who Timeline Infographic
Via: CableTV.com

Ve lo ricordate il programma “Solletico”?


Immagine

Intervista a Mauro Serio pubblicata su Libero. Leggendola potrete constatare più da vicino il livello di degrado raggiunto dal mondo dello spettacolo nell’ultimo decennio.

Mauro Serio ha cresciuto un’intera generazione di ragazzi. I ventenni di oggi. Era il conduttore di “Solletico”, programma cult su Rai 1 in onda ogni pomeriggio dal ’94 al 2000. Giochi, telefilm, rubriche educative. Poi ha gestito le ultime due edizioni di “Giochi senza frontiere”, era sul punto di fare il grande salto al preserale. Ma è improvvisamente – e misteriosamente – sparito dal video (a parte qualche ospitata). Ora ha 51 anni, fa teatro e recita nelle fiction (“I Cesaroni 2”, “La ladra”, “Nero Wolf”).

Mauro, quella ragazza la sta fissando. Avrà vent’anni e l’ha riconosciuta.

«Capita spesso. Per la generazione dei ventenni sono ancora un mito. Sono cresciuti con me guardando “Solletico”».

La fermano in tanti?

«Sì, ma ormai, vista l’età, mi faccio chiamare zio. Sono legatissimi a quel programma. È stata l’ultima tv dei ragazzi fatta in un certo modo, con dei contenuti divertenti, ma anche educativi».

La domanda più frequente che le fanno?

«“Perché non conduci più?”».

Che risponde?

«Non dipende da me.

All’improvviso non mi hanno più fatto lavorare con una trasmissione mia».

Perché?

«Non ho mai avuto raccomandazioni né spinte perché quando ho iniziato c’era sì la lottizzazione, ma lasciava uno spiraglio alla capacità. Chi ricopriva ruoli dirigenziali aveva conoscenza del mezzo, della storia della tv e della Rai».

Poi che è successo?

«Dal 2000 sono stati presi manager esterni, professionisti bravi a far quadrare i bilanci, ma senza cultura televisiva. In quel periodo ero tra i candidati per condurre un preserale. Ad un appuntamento con un nuovo direttore di rete mi sono presentato: “Piacere, Mauro Serio. Ho condotto Solletico per sei anni”. Risposta: “E cosa è? Di che stiamo parlando?”».

Torniamo al presente. La tv la guarda?

«Soprattutto Sky e alcuni programmi di intrattenimento della Rai. La televisione in chiaro la seguo per vedere fino a che punto arriva il declino senza la mia presenza. E capire, con tanti nuovi canali satellitari, dove potrebbero aprirsi spiragli di lavoro».

Cosa le piacerebbe fare?

«Ancora programmi per giovani».

I reality le piacciono?

«Mi incuriosivano i primi tempi. Non sono mai stato invitato, ma credo avrei rifiutato anche se spesso offrono una buona possibilità di rilancio. Non mi ci vedo, per esempio, su “L’isola dei famosi”. Noia, poco cibo, stress. Mi salterebbero i nervi, rischierei di reagire e tirare fuori il peggio di me».

Cosa fa ora Mauro Serio?

«Vivo a Roma con mia moglie Beatrice e i miei figli: Nina di 14 anni e Rocco di 15. Sono attore. Il 13 dicembre, al teatro dei Satiri di Roma, debutto con “Natale a Capracotta”. Ma tornare a recitare non è stato facile…».

Come mai?

«In Italia ti appiccicano le etichette. E quando ho smesso con la tv, per tutti, ero il conduttore di programmi per bambini. Mi guardavano con sospetto e diffidenza, anche se da ragazzo ho iniziato proprio a teatro e avevo già fatto esperienze in fiction».

Già, torniamo al piccolo Mauro.

«Nasco a Taranto il 19 novembre 1960, secondo di tre figli».

Che bambino è?

«Mancino e vengo rieducato all’uso della mano destra. Un trauma».

Urca.

«Ai tempi la sinistra è considerata la mano del Diavolo e sono scappellotti. In prima elementare questa forzatura mi procura qualche rallentamento nel leggere».

Nel ’66 la sua famiglia si trasferisce a Trieste.

«I nonni materni si sono spostati là e li raggiungiamo. La città è più a misura d’uomo, più vivibile. Ma…».

…ma?

«Sono un bambino timido e sensibile e vivo male l’inserimento. Sono anni faticosi, mi danno del terùn. E per reazione, a scuola, mi azzuffo. Non ho mai sopportato i prepotenti».

Scuole?

«Professionale per tecnico meccanico».

Quando il contatto con il mondo dello spettacolo?

«L’anno della maturità decido di iscrivermi a un corso di mimo e clown e per guadagnare qualche lira, di sera, faccio il tecnico luci e il macchinista al Teatro Rossetti. È la mia gavetta sul palcoscenico. Da dietro le quinte osservo i grandi maestri del teatro, quelli che ora non ci sono quasi più: adesso basta aver partecipato a un reality per lavorare…».

Piano piano diventa attore.

«Lo vivo in maniera romantica. Faccio la prima tournée estiva da professionista con “La locandiera” e nel 1980 mi trasferisco a Roma. Dove inizio a studiare danza classica. Al primo e unico provino come ballerino vengo preso per “Parsifal”, regia di Pierluigi Pizzi. Ci esibiamo a Venezia, in quella che era la “Fenice” prima che bruciasse».

Ormai è un attore vero. Si dà all’operetta, fa il cinema (“Teresa”, “Supplì”) e tanto teatro: “Sogno di una notte di mezza estate” per la regia di Bolognini, “American Buffalo”, La dodicesima notte” con Mario Scaccia, “Re Lear” con Albertazzi e una serie di spettacoli di Mamet con Barbareschi.

«Ecco, Albertazzi è uno di quei grandi maestri di cui parlavo prima. Ogni sera recitava in modo diverso, c’era sempre qualcosa da imparare e tutte le volte era da pelle d’oca».

Nel ’92 Serio approda alla tv.

«Vado a un provino, cercano uno dei personaggi per un programma per ragazzi su Telemontecarlo».

La prendono.

«La trasmissione si chiama “Amici Mostri” e interpreto il cattivo Inquinator».

Due anni dopo la chiama la Rai.

«Provino per condurre “Che fine ha fatto Carmen Sandiego?”, format della Disney riproposto in tutta Europa. Vengo scelto e il programma, in onda la domenica mattina su Rai 2, va benissimo: 52 puntate e ascolti alti. E inizio a mordere il freno».

In che senso?

«Spero accada qualcosa d’altro. A fine produzione, per ridere, dico: “Offro 20 mila lire a chi mi trova un nuovo programma!”. Finché Nicotra, il regista, un giorno mi chiama: “Ti vuole parlare il capo struttura Rai della tv dei ragazzi”. Penso a uno scherzo».

Non lo è.

«Mi offrono di condurre “Solletico” con Elisabetta Ferracini».

La figlia di Mara Venier.

«Timida, sensibile, frizzante. All’inizio facciamo fatica a ingranare, ma poi ci conosciamo e funziona tutto a meraviglia».

“Solletico” inizia il 21 marzo 1994. Programma quotidiano per bambini dai 6 ai 14 anni su Rai1.

«Due ore di diretta da Milano, con ospiti due classi delle scuole elementari. Faticoso, ma molto bello. E difficile. Ci sono pedagoghi, psicologi, esperti d’infanzia che controllano tutto ciò che si dice e si fa. C’è da stare attenti a non creare situazioni imbarazzanti, al linguaggio e ai doppi sensi».

Già, fare tv con i bambini non è facile. Qualche gaffe?

«Ai tempi di “Che fine ha fatto Carmen Sandiego?”, in una pausa, mi scappa una cazzarola. A fine trasmissione mi telefona la responsabile, è preoccupata che lo dica anche in presenza dei ragazzi durante la registrazione».

Mauro in poco tempo diventa un mito per i piccini. Quale il segreto?

«La sensibilità. E poi ho sempre seguito una sola grande regola: trattare i bambini come piccole persone adulte, non come dei semi-deficienti cui fare sempre vocine strane o gesti stupidi».

Proprio in quegli anni lei diventa papà.

«E i miei figli, da piccoli, mi chiamano babbo grande quando sono a casa. E babbo piccolo in video”».

Restiamo a “Solletico”. Il programma crea tanti slogan, tra cui “Chi non solletica con noi, non si diverte!”.

«Il più bello però è quello a fine programma, quando dico: “Adesso che è finito Solletico, spegni la tv e accendi un libro, lui ti accenderà la fantasia”».

Un momento divertente?

«Gioco a squadre tra ramarri verdi capitanati da me e pantere rosa capitanate da Elisabetta. C’è da mangiare, in due, una lunga liquirizia il più in fretta possibile. Senza usare le mani. Io e Elisabetta facciamo la dimostrazione e all’ultimo morso lei, senza accorgersi, mi addenta il labbro superiore. Dolore pazzesco, sangue. In diretta, facendo finta di niente, chiamo la pubblicità. E finiamo su Blob».

Nel periodo di “Solletico” lei diventa ambasciatore Unicef, conduce per due anni “Lo Zecchino d’oro” e poi le ultime edizioni (’98 e ’99) di “Giochi senza frontiere”.

«La prima va molto bene, mentre nella seconda c’è aria di smobilitazione: alle trasmissioni concorrenti danno le tigri bianche, a noi il tiro alla fune…».

Dopo sei edizioni, nel 2000, “Solletico” viene chiuso.

«E con lui finisce la tv dei ragazzi, che lascia il posto a “La vita in diretta”. Mai, in quel periodo, avrei pensato che sarebbe stata la mia ultima conduzione».

Mauro, ultime domande veloci.Migliori presentatori di sempre?

«Walter Chiari, Enrico Simonetti, Johnny Dorelli, Lelio Luttazzi».

Lei sa cantare, ballare, recitare, condurre, fare il mimo e il clown. Dovesse scegliere solo un mestiere?

«L’attore, perché è tutto questo».

Mauro Serio quanto si sente bambino dentro?

«In quegli anni ho sempre detto di vivere felicemente la mia sindrome di Peter Pan. “Solletico” era un’isola felice, con i bambini avevo un rapporto speciale. Ma anche in “Giochi senza frontiere” – che era una sorta di “Solletico” per adulti – avevo un rapporto speciale con i concorrenti. E allora, quando penso a quanti programmi simili avrei potuto condurre in questi anni, mi viene un po’ d’amarezza».

Ha guadagnato molto con la tv?

«Abbastanza. Nell’ultima stagione 400 milioni lordi».

Rapporto con la religione?

«Sono cattolico, credente. Ho fatto le elementari dalle suore».

Ha paura della morte?

«Ora che sono padre e marito ci penso di più».

Rapporto con il sesso?

«Felice».

Da quanto tempo è sposato?

«Da 16 anni e sto con mia moglie da 19».

Qualcuno che vorrebbe riabbracciare?

«Mamma Maria che è mancata due anni fa. E papà Francesco, l’unico a non ostacolarmi quando ho deciso che da grande avrei voluto fare l’attore».

Ultima. Mauro, guardi là, un altro ventenne che l’ha riconosciuta. Dica qualcosa a questi ragazzi che la vedono ancora come un idolo.

«Spero che nella vostra vita e nella vostra crescita, oltre all’affetto per il programma, “Solletico” vi abbia lasciato qualcosa in più».

Fonte: http://otakunoempire.altervista.org/?p=1291

Lucca Comcs & Games 2010


Nonostante la valanga di acqua che abbiamo trovato… è stata davvero un figata di fiera!!

XDDDDDD

Giocone per veri intenditori…


75 band nascoste

Nell’immagine qui sopra sono “nascoste” 75 band famose…

Sei capace di trovarle tutte quante???

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